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CONSIDERAZIONI SULL'INCIDENTE del 21/01/2017 sulla A4 nei pressi dello svincolo di Verona Est
   
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Sicurezza stradale ed elementi critici dell'infrastruttura

Roma, 01 Marzo 2017

La drammatica vicenda relativa all’incidente recentemente occorso sull’autostrada A4, presso lo svincolo di Verona Est, induce a compiere alcune delicate riflessioni da parte di chi si occupa professionalmente di sicurezza stradale.

Come è noto, l’evento ha riguardato un bus turistico a bordo del quale viaggiava un gruppo di studenti ungheresi; il bilancio è purtroppo davvero tragico, poiché vi sono state ben 16 vittime e numerosi feriti gravi. Oltre alla partecipazione e al cordoglio per le vittime, il contributo che si può offrire, in circostanze come questa, consiste nell’evidenziare alcune criticità particolari, al fine di prevenire altri eventi funesti lungo le reti stradali e autostradali italiane ed europee.

Nel caso in esame, dalla cronaca giornalistica si può evincere una prima ricostruzione della dinamica dell’incidente; su tali basi, sebbene tutto sia ancora da accertare (e tale compito è esclusivamente rimesso alla magistratura inquirente e ai suoi Consulenti Tecnici), alcune circostanze possono comunque essere dedotte.

Le fotografie diffuse dagli organi di stampa mostrano infatti che la barriera di sicurezza (guard-rail), posta a protezione del margine stradale nel tratto antecedente il cavalcavia di svincolo, è rimasta deformata per un tratto consistente; ciò significa che il bus ha urtato la pila del cavalcavia dopo aver colpito la barriera di sicurezza e senza che essa sia riuscita a reindirizzarlo verso la sede stradale (e a evitare il ben più critico e pericoloso impatto con l’opera d’arte).




(CREDITS: Foto Ansa riportate dal sito: “Quotidiano.net” (www.quotidiano.net/cronaca/incidente-a4-verona-1.2834558)

Ciò pare evidenziare l’insufficienza dello spazio, libero da ostacoli, posto a tergo della barriera. Tale spazio è necessario per consentire alla barriera di avere una adeguata “larghezza di lavoro”, come richiesto dalla norma di riferimento per la verifica tecnica delle barriere.

Lo schema seguente consente di esprimere meglio il concetto: la figura di seguito rappresentata mostra come la barriera, deformandosi a seguito dell’urto, assorbe parte dell’energia sviluppata dall’impatto. A maggiore deformazione corrisponde maggiore assorbimento di energia. La deformazione ottimale è appunto data dalla “larghezza di lavoro” specifica per ciascun tipo di barriera in acciaio.


(CREDITS: http://blog.tranexgroup.com.au/3-quick-steps-used-to-determine-your-safety-barrier-working-width.)

Si ha dunque il caso di un veicolo che, urtando e deformando la barriera, si protende a tergo di essa per una distanza pari alla “larghezza di lavoro” che, se ben dimensionata, lo arresta o lo reindirizza verso la sede stradale proprio grazie alla sua deformazione e gli impedisce quindi l’impatto con l’ostacolo esterno. Proprio per tale evenienza, nei progetti di installazione delle barriere di sicurezza (tali progetti sono obbligatori, in forza di un decreto ministeriale, ormai da ben 25 anni) deve essere verificata la disponibilità di spazi adeguati al funzionamento dei dispositivi.

Al di là del caso di cronaca e volendo trarre dalle esperienze, pur dolorose, stimoli positivi per affrontare strutturalmente i problemi evidenziati, occorre ricordare che il Decreto Legislativo n. 35 del 15 Marzo 2011 prevede una serie di azioni di controllo e gestione della sicurezza delle strade; tuttavia esso rimane sostanzialmente inapplicato, mentre invece potrebbe costituire un utile strumento per riconoscere alcune situazioni di pericolo lungo le reti stradali e assumere i necessari provvedimenti.

Al fine di migliorare i livelli di sicurezza offerti dalle infrastrutture, occorre mettere in campo azioni decise e costanti; in tal modo le conoscenze tecniche professionali e la volontà politica potranno concorrere a un programma di riqualifica e adeguamento delle strade, delle condizioni di circolazione e della gestione del sistema viario.
     
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